martedì 21 luglio 2009

leishmaniosi

CORRIERE FIORENTINO
19 LUGLIO 2009

Insetti
In aumento anche i «vettori» della leishmaniosi
Difendere Fido dai pappataci conviene anche a noi

Maria Giovanna Faiella

Pungono durante la notte, soprattutto d'estate ma, a differenza delle zanzare, non emettono alcun ronzio. Così questi minuscoli insetti, chiamati flebotomi (o pappataci), agiscono indisturbati. Sono loro i responsabili della diffusione della leishmaniosi, una malattia causata da un protozoo (leishmania infantum) che insidia soprattutto la salute del cane, ma talvolta anche dell'uomo. Secondo i recenti dati della rete LeishMap, coordinata dall' Istituto Superiore di Sanità, la malattia è in aumento sia nel cane sia nell'uomo, e non solo nelle regioni endemiche a clima mediterraneo, ma anche in quelle settentrionali, tradizionalmente indenni.
«Nell'ultimo decennio i casi notificati di leishmaniosi umana viscerale, più grave rispetto a quella cutanea, sono passati da 10-15 alla fine degli anni '80 a circa 200 l'anno a partire dal 2000 — afferma Luigi Gradoni del dipartimento di Malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell'Istituto superiore di sanità —. Dal '98 al 2004 sono stati circa 1200, di cui 104 registrati al Nord».
Ma come mai questa malattia, un tempo considerata tropicale, si sta diffondendo anche alle pendici del Monte Bianco? «Al di là dei casi 'importati' dalle zone di villeggiatura e dell’aumento dei cani infetti perché portati in vacanza in regioni endemiche, notiamo un adattamento dei flebotomi a nuovi habitat, a causa dei mutamenti climatici » spiega Gradoni. Temperature più elevate, infatti, favoriscono la moltiplicazione di questi insetti.
La trasmissione della leishmaniosi, chiarisce l'esperto, «non avviene da uomo a uomo, ma da cane a uomo, tramite l'insetto vettore. Non si contrae la malattia a contatto col cane malato, ma solo se punti da un flebotomo infetto. I più a rischio sono coloro che soffrono di malattie del sistema immunitario (Aids, linfoma, artrite reumatoide), ma anche anziani e bambini». La diagnosi di leishmaniosi arriva in media entro un mese dai primi sintomi: pallore, debolezza e febbricola che resiste ai comuni antibiotici. L’infezione si cura con i farmaci raccomandati dall'OMS: antimoniali pentavalenti e antifungini a base di amfotericina B.
«Diversamente da quanto accade nell’uomo — sottolinea Michele Maroli, del dipartimento di malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell'Istituto Superiore di Sanità — in circa il 40% dei cani infetti c'è una progressione costante verso una grave malattia che colpisce soprattutto i reni: agli inizi si manifesta con un leggero dimagrimento, poi i linfonodi s’ingrossano e possono comparire febbre, disturbi cutanei e caduta del pelo».
In assenza del vaccino, la prevenzione della puntura rimane l'unica profilassi. «Proteggere il cane significa anche ridurre il rischio d’infezione nell'uomo» dice Marco Melosi, vicepresidente dell'Associazione italiana veterinari. Tra le precauzioni raccomandate: limitare le passeggiate serali del cane, farlo dormire in casa nelle ore notturne. Nelle aree a maggior rischio, poi, «è consigliabile l'uso di antiparassitari e collari a base di principi attivi (come deltametrina e permetrina), che tengono lontano dal cane parassiti e malattia » conclude Melosi.

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